Nacque a Pietrelcina vero le 17 dl 25 maggio 1887, quartogenito di sette figli, dei quali cinque raggiungeranno l'età adulta. Lo chiamarono Francesco, riproponendo il nome di un fratellino vissuto soltanto pochi giorni.
I genitori, Grazio Forgione e Giuseppa De Nunzio, erano contadini, con ruoli ben distinti: lui badava ai campi, lei alla casa. Nei periodi di maggior impegno ( come il raccolto ) anche lei dava una mano. Contadini che lavoravano in proprio e che quindi non conoscevano l'abiezione dei braccianti, fermi in piazza sin dalle prime luci dell'alba, in attesa di un padrone. Una economia di sussistenza, comunque, quella dei Forgione, nel senso che il quotidiano lavoro bastava a soddisfare le fondamentali necessità di una famiglia numerosa: si faticava, non si guadagnava. Un raccolto scarso o saltato significava una crisi che i buoni raccolti successivi a malapena sarebbero riusciti a sanare.
Avevano una propria abitazione: tre o quattro casupole di pochi metri quadri ciascuna, sparpagliate lungo il Vico Storto Della Valle al Castello, nella parte più vecchia del paese, sul Morgione che strapiomba per un centinaio di metri sul torrente Pantaniello.Questo patrimonio costituiva la sicurezza, l'indipendenza, la dignità di un'esistenza modellata sui ritmi di una realtà agricolo-pastorale, che esige una dedizione completa, una tangibile e minuta attenzione. Non sogni di ricchezza, ma desideri legittimati da bisogni elementari: una povertà, che è vivere di poco, in armonia con le creature in quell'antico centro del Sannio, Pietrelcina, nome suggestivo che evoca umiltà e silenzio.